domenica 24 giugno 2012

Cesare - De bello Gallico, VI, 19

Viri, quantas pecunias ab uxoribus dotis nomine acceperunt, tantas ex suis bonis aestimatione facta cum dotibus communicant. Huius omnis pecuniae coniunctim ratio habetur fructusque servantur; uter eorum vita superarit, ad eum pars utriusque cum fructibus superiorum temporum pervenit. Viri in uxores sicuti in liberos vitae necisque habent potestatem, et cum pater familiae inlustriore loco natus decessit, eius propinqui conveniunt et de morte, si res in suspicionem venit, de uxoribus in servilem modum quaestionem habent, et si compertum est, igni atque omnibus tormentis excruciatas interficiunt.

I mariti, quanti beni hanno ricevuto dalle mogli a titolo di dote, altrettanti dei loro, fatta la stima, li mettono in comune con le doti. L’amministrazione di tutto questo bene si tiene congiuntamente ed i frutti si conservano; chi di loro sia sopravvissuto, a lui va parte di entrambi con i frutti dei tempi precedenti. I mariti hanno sulle mogli potere di vita e di morte come sui figli e quando un capo famiglia di rango piuttosto elevato è morto, i suoi parenti si riuniscono e per la morte, se il fatto viene in sospetto, fanno una inchiesta sulle mogli al modo degli schiavi e, se si è avuta prova, le fanno fuori dopo averle seviziate col fuoco e con tutte le torture.

venerdì 22 giugno 2012

Tacito - Germania, 4

4. Unde habitus quoque corporum, tamquam in tanto hominum numero, idem omnibus: truces et caerulei oculi, rutilae comae, magna corpora et tantum ad impetum valida:  laboris atque operum non eadem patientia, minimeque sitim aestumque tolerare, frigora atque inediam caelo solove adsueverunt


Per questo motivo anche l'aspetto fisico, nonostante il gran numero di persone, è il medesimo per tutti: occhi fieri e azzurri, chiome rossastre, corpi imponenti e adatti solo all'attacco. Non altrettanta è la resistenza alla fatica e al lavoro; incapaci di sopportare la sete e il caldo, ma abituati al freddo e alla fame dal clima e dalla povertà del suolo.

Tacito - Germania, 22

22. Eius rei multas adferunt causas: ne adsidua consuetudine capti studium belli gerendi agri cultura commutent; ne latos fines parare studeant potentioresque humiliores possessionibus expellant. [...] Crebrae, ut inter vinolentos, rixae raro conviciis, saepius caede et vulneribus transiguntur.


Adducono molte ragioni di questa usanza: affinché, presi dalla lunga abitudine,non sostituiscano l’agricoltura al desiderio di fare guerra; affinché non desiderino procurarsi campi vasti e i più potenti non scaccino dai possedimenti i più deboli. [...] Le risse, frequenti, come suole tra ubriachi, raramente finiscono con semplici insulti, più spesso con morti e feriti.

Cesare - De bello Gallico, 19


19. Viri, quantas pecunias ab uxoribus dotis nomine acceperunt, tantas ex suis bonis aestimatione facta cum dotibus communicant. Huius omnis pecuniae coniunctim ratio habetur fructusque servantur: uter eorum vita superarit, ad eum pars utriusque cum fructibus superiorum temporum pervenit.
Gli uomini, quando si sposano, istituiscono un fondo comune composto della dote della moglie e di una parte ad essa equivalente tratta, dopo aver fatto la stima, dal proprio patrimonio.
Di tutto questo capitale si tiene un conto unico e i frutti vengono conservati: chi sopravvive al coniuge riceve la parte di entrambi insieme con gli interessi accumulati.


Tacito - Germania, 9

9. Deorum maxime Mercurium colunt, cui certis diebus humanis quoque hostiis litare fas habent. Herculem et Martem concessis animalibus placant. Pars Sueborum et Isidi sacrificat: unde causa et origo peregrino sacro, parum comperi, nisi quod signum ipsum in modum liburnae figuratum docet advectam religionem.

Fra gli dei venerano soprattutto Mercurio, al quale in giorni stabiliti considerano lecito immolare anche vittime umane. Placano Ercole e Marte con dei sacrifici di animali consentiti. Una parte degli Svevi compie sacrifici anche per Iside: sull'origine e il motivo di questo culto esotico ho scoperto ben poco, se non che lo stesso simbolo della dea, raffigurato nella forma di una nave liburna, indica che è una religione importata.

Cesare - De bello Gallico, 21

21. Germani multum ab hac consuetudine differunt. Nam neque druides habent, qui rebus divinis praesint, neque sacrificiis student. Deorum numero eos solos ducunt, quos cernunt et quorum aperte opibus iuvantur, Solem et Vulcanum et Lunam, reliquos ne fama quidem acceperunt.

Ben diversi da questi [i Galli] sono gli usi dei Germani. Infatti né hanno i druidi che sovraintendono ai riti, né si interessano dei sacrifici. Annoverano tra gli dei solo quelli che vedono e la cui potenza è apertamente manifestata, Sole, Luna, Vulcano; gli altri non li conoscono nemmeno per sentito dire.

Tacito - Germania, 19

19. Ergo saepta pudicitia agunt, nullis spectaculorum inlecebris, nullis conviviorum inritationibus corruptae. Litterarum secreta viri pariter ac feminae ignorant.

Pertanto vivono in una riservata pudicizia, non corrotte né dalle lusinghe degli spettacoli né dalle provocazioni dei convivi. Le donne sono analfabete [ignorano i segreti delle lettere] proprio come gli uomini.



19. Paucissima in tam numerosa gente adulteria, quorum poena praesens et maritis permissa: abscisis crinibus nudatam coram propinquis expellit domo maritus ac per omnem vicum verbere agit; publicatae enim pudicitiae nulla venia: non forma, non aetate, non opibus maritum invenerit.
In  una popolazione tanto numerosa sono rarissimi gli adulteri, la cui punizione è immediata ed è affidata ai mariti: costui, tagliati i capelli (della moglie) e denudatala, alla presenza dei parenti la viene cacciata di casa e poi frustata per ogni strada; non c'è infatti alcun perdono per chi ha perduto l'onore: non varrà né la bellezza, né l'età, né le ricchezze per trovare un marito.